I latin lovers della Dolce Vita: gossip e scandali nell’Italia degli anni ’60

Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, i divi della
Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, i divi della “Dolce Vita” anni ’60

Tante belle donne, in gara a Cinecittà e a Roma per affermarsi e per sedurre, stuzzicano l’orgoglio nazionale in uno dei luoghi comuni più italiani che ci siano: quello del “latin lover”. I giornali celebrano il successo e le conquiste degli attori, o comunque dei maschi italiani, e contribuiscono a costruirne il mito. Anche se spesso si tratta di un mito dai connotati provinciali e molto domestici. Innanzitutto perchè il protagonista deve fare i conti con altre, ingombranti presenze femminili: mamme, mogli, sorelle, di cui non sembra affatto desideroso di liberarsi. E il ruolo di seduttore ne risulta adombrato, ridimensionato ai limiti della caricatura. Anche per un’altra ragione. In una Roma a tasso erotico sempre più alto per le tante dive, attrici e starlettes a caccia di visibilità e di fama, i “latin lovers” italiani si muovono con un certo impaccio, e suscitando il sospetto che la retorica dell’amante latino sia spesso più un mezzo che un fine. Obiettivo: costruirsi o migliorare la carriera cinematografica, e rafforzare l’identità del personaggio-attore. La parte del latin lover, quindi, diventa più o meno astuta comunicazione d’immagine. Più o meno astuta, in realtà, perchè, oltre alle diverse donne di casa, che hanno voce in capitolo nelle questioni di cuore del latin lover, ci sono altre spie significative, vere e proprie smagliature in una strategia di costruzione del personaggio decisamente approssimativa. Ad amori e flirt fanno da contrappunto pentimenti, ripensamenti, correzioni di rotta e di tiro. Il latin lover si lamenta con la stampa del ruolo in cui sarebbe stato costretto a entrare, come in un vestito troppo stretto. E se talvolta rivendica il riconoscimento del proprio talento d’attore, desiderio sempre comprensibile anche se in qualche caso francamente ingiustificato, in altri casi arriva a pretendere differenti, improbabili destini, per esempio quello dello scrittore. Ma vediamo i casi più eclatanti.

Rossano Brazzi, uno dei divi italiani degli anni '50 più amati dalle donne
Rossano Brazzi, uno dei divi italiani degli anni ’50 più amati dalle donne.

Uno dei divi che interpretano il ruolo di latin lover con maggiore successo è Rossano Brazzi, amatissimo dalle donne di tutto il mondo. Accanto all’attore, definito da “Epoca” il nuovo Rodolfo Valentino, l’unico nostro attore che sia riuscito ad affermarsi ad Hollywood in un momento particolarmente difficile per il cinema (siamo a metà degli anni ’50), c’è sempre la forte presenza, sia fisica sia simbolica, della moglie Lidia, sposata il 25 gennaio 1940. Lidia Bertolini, dall’aspetto piuttosto imponente, ha un carattere, rivelano gli articoli, in cui si mescolano in pari misura determinazione e buon senso. Per esempio, in un articolo su “Gente”“Mio marito Rossano Brazzi”, lei racconta che lo segue dappertutto, come testimonia peraltro la fotografia con i coniugi alle Hawaii, dove Brazzi sta girando “Sud Pacifico” accanto a Mitzi Gaynor. E lui? Alla moglie riconosce ampi pregi e finisce per crucciarsi: “Purtroppo sono l’uomo più bello del mondo” (articolo apparso su “Gente” del 17 marzo 1965). Un dispiacere che si intuisce non solo di maniera: in altra circostanza, raccontando delle centinaia di lettere che riceve al giorno, nota: “In America mi scrivono anche gli uomini. L’uomo americano vede in me il simbolo del modo latino d’amare, l’uomo che vorrebbe essere nei rapporti con l’altro sesso, ma senza invidia, senza gelosia, conscio della finzione dello schermo. Invece, in Italia, gli uomini non mi possono soffrire. Che cosa fa questo Brazzi, pensano, che non possa fare anch’io? Non parliamo poi della critica. Mi ha sempre rimproverato la faccia che ho”.

Walter Chiari e l'attrice americana Ava Gardner, nel 1956. Il primo amore vissuto sulle riviste di gossip
Walter Chiari e l’attrice americana Ava Gardner, nel 1956. Il primo amore vissuto sulle riviste di gossip.

Un latin lover vero, millantato, invidiato e ammirato nello stesso tempo è Walter Chiari, che attraverso i giornali finisce per trasmettere l’immagine del simpatico malandrino. Anche lui ha accanto una figura femminile familiare, la mamma, che boccia o promuove a mezzo stampa gli amori del figlio. Walter Chiari, cognome d’arte dall’anagrafico Annicchiarico, ha il suo momento di gloria gossipparo quando, nel 1956 si trova a girare “La capannina” ad Hollywood accanto alla fascinosa attrice americana Ava Gardner, tra piante tropicali fatte arrivare appositamente dall’Africa e costumi succinti di Christian Dior. Il film non è una pietra miliare della cinematografia, ma tra il divo italiano e la diva americana, ormai matura, nasce l’amore. I due si fanno vedere insieme così spesso, che alla fine lui decide di affidare alla penna di Oriana Fallaci una lunga confessione intitolata “Non la sposerò e non mi sposerò” ( dall’ “Europeo” del 26 ottobre 1956). La relazione, comunque, continua ancora ( un anno dopo è la Gardner a smentire il matrimonio nel corso di un’intervista), e aiuta la carriera di Walter Chiari, che procede a gonfie vele sia nel cinema che in teatro.

Walter Chiari e Lucia Bosè, il loro fu un amore che fece sognare l'Italia intera. Durò dal 1951 al 1954, prima che Lucia Bosè si innamorasse del torero spagnolo Luis Miguel Dominguin, piantando il Walter nazionale
Walter Chiari e Lucia Bosè, il loro fu un amore che fece sognare l’Italia intera. Durò dal 1951 al 1954, prima che Lucia Bosè si innamorasse del torero spagnolo Luis Miguel Dominguin, piantando il Walter nazionale.

Un altro amore appare certamente più importante: quello con Lucia Bosè, con fidanzamento d’ordinanza e rottura alle soglie del matrimonio, così dolorosa che un giornale, esagerando, ipotizza che la bellissima attrice medita di farsi monaca ( “Tempo”, 2 luglio 1953). Altri flirt, fugaci, con Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Mina, Valeria Fabrizi e altre innumerevoli conquiste di donne e attrici famose, confermano Chiari nel ruolo di seduttore, fino al passo falso con Maria Gabriella di Savoia. I due, paparazzati a Parigi, sembrano mano nella mano. Lui, invece di procedere a galante smentita, accredita quello che sembra, e anzi legittima il sospetto di complicità con il giornale nella costruzione dello scoop, suscitando le irate reazioni di casa Savoia. Ma, in fin dei conti, l’equivoco di ambizioni sbagliate per un matrimonio da arrampicatore sociale appare un marginale incidente di percorso. I suoi flirt, amori, o presunti tali, continueranno non solo per tutti gli anni ’50, ma anche negli anni ’60, in cui diventa autentico mattatore e numero uno in televisione.

Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero, anche la loro fu una storia d'amore che fece sognare una nazione intera. Il loro legame durò dal 1954 al 1961, sette anni di fila. In questa foto sono ad un evento sportivo, il 3 luglio del 1954
Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero, anche la loro fu una storia d’amore che fece sognare una nazione intera. Il loro legame durò dal 1954 al 1961, sette anni di fila. In questa foto sono ad un evento sportivo, il 3 luglio del 1954.

Grande amante, senza cedimenti, soprattutto del suo lavoro di attore, è Vittorio Gassman, atletico, bello, intenso, che alle donne sa far male relegandole sempre al secondo posto. Anche quelle forti, che non temono la dimensione pubblica dell’amore fra attori e, anzi, sanno strumentalizzarla sapientemente. E’ il caso di Shelley Winters, la seconda moglie, sposata negli USA dopo il divorzio dalla prima, Nora Ricci, in Messico, quasi una consuetudine per l’epoca. La Winters, nel 1954, rilascia accuse come schiaffi, furiosa per averlo sorpreso in camerino con Anna Maria Ferrero, particolare che però non cita mai nel lungo articolo che firma su “Epoca”, attaccandolo perchè trascura lei e la figlia Vittoria e annunciando il divorzio, di cui dettaglia le richieste. Anche la Ferrero, dopo sette anni di attesa, quando finalmente giunge l’annullamento dalla Sacra Rota al primo matrimonio di Gassman, si vede ripudiata per ragioni artistiche. La sua colpa? Il rifiuto di recitare in “Un marziano a Roma”, di Ennio Flaiano. Ma per Gassman c’è, alla fine, una redenzione che corregge l’antipatica immagine del grande artista per cui le donne sono solo un’appendice del proprio lavoro: la nascita del terzo figlio ( la seconda è Paola, avuta da Nora Ricci). Si chiama Alessandro, oggi noto attore e regista che ha ripreso le orme del padre. Vide la luce il 24 febbraio del 1965. La madre è l’attrice francese Juliette Maynel. “Alessandro mi salverà dalle donne” dichiara Gassman in un articolo apparso su “Gente” del 10 marzo 1965.

Maurizio Arena e Anna Maria Pierangeli, la loro relazione durò dal 1956 al 1958
Maurizio Arena e Anna Maria Pierangeli, la loro relazione durò dal 1956 al 1958.

Un seduttore la cui carriera non decolla davvero mai, al di fuori del perimetro claustrofobico del latin lover, è Maurizio Arena. Il grande successo arriva presto, quando ha appena 23 anni: è “Poveri ma belli” di Dino Risi, del 1956, in cui interpreta un personaggio molto affine al suo carattere, quasi un alter ego, un giovane romano arrogante che piace alle donne. E lo stesso successo lo avrà nei due successivi seguiti della fortunata serie. Da allora, fra tanti flirt, processi, un quasi matrimonio con Anna Maria Pierangeli, ed un amore chiacchierato con Beatrice di Savoia, il “bullo di Cinecittà” conosce un lungo declino, fino a cercarsi altri destini pretenziosi e curiosi. La pittura, ma anche un’attività imprenditoriale, che punta sulla tecnologia spray, dettaglio che consente ad un settimanale di raccontarlo, nel suo crepuscolo, con il titolo: “Maurizio Arena, dalle bambole alle bombole”. Maurizio Arena, comunque, l’anno prima della morte, avvenuta prematuramente per attacco cardiaco nel 1979, ebbe modo di pubblicare anche un libro, “La parabola”. E’ una sorta di sue personali memorie, che ebbe anche un buon successo in quanto a copie vendute. Detto ciò, la carriera di Maurizio Arena, è comunque una carriera di tutto rispetto, con anche due discrete prove da regista. E’ stato uno dei massimi divi dell’epoca dentro e fuori da Cinecittà, fu uno dei massimi divi di quella Via Veneto, resa immortale da Fellini con “La Dolce Vita”.

Marcello Mastroianni e Cathrine Deneuve. La loro fu una relazione che durò dal 1971 al 1975. Dalla loro relazione nacque la figlia Chiara
Marcello Mastroianni e Cathrine Deneuve. La loro fu una relazione che durò dal 1971 al 1975. Dalla loro relazione nacque la figlia Chiara.

Latin lover malgrè soi, playboy che si lascia agire, inguaribile malinconico che si fa trasportare dalla vita come un galleggiante dalla corrente, è Marcello Mastroianni, il protagonista della Dolce Vita. Di lui, che è stato il più grande attore italiano di tutti i tempi, e anche l’unico a vincere due Palme d’oro al Festival di Cannes, impressionano l’aria scettica, pigra e sorniona, la capacità plastica di essere uno, nessuno, centomila, di farsi amare da tutte le donne rispettandole, ma rispettando ancora di più la fedeltà della moglie Flora Clarabella, la presenza continua della madre Ida, due figure ricorrenti negli articoli della carta stampata gossippara, mai dimentico della povertà ( era figlio di un falegname), certo che la vita e le sue beffe non vanno prese troppo sul serio. Per Fellini è l’attore prediletto proprio per quell’aria qualsiasi, il viso plasmabile in mille caratteri diversi. E infatti gli affida il ruolo del giornalista della Dolce Vita. Un personaggio abitualmente definito cinico, ma invece, forse, solo irredimibile dalla sua indolente indifferenza. In fondo è probabilmente lui l’icona più autentica del latin lover italiano, in cui si fondono millantato credito, scarsa autostima, inquietante tendenza ai ruoli passivi, da cui magari un giorno si riscuote, quando gli anni d’oro di Cinecittà hanno ormai bruciato il falò della loro vanità, e sul set di “Casanova ’70” (1964), commenta con la severità che ama riservare a se stesso: Mia figlia si vergogna di me. E aggiunge: Per lei non sono un eroe…non sono nemmeno un vero padre, perchè le esigenze di lavoro mi costringono a figurare come un impenitente rubacuori. Mastroianni è stato protagonista di numerose relazioni amorose, ha amato ed è stato molto amato. In gioventù ha avuto una breve relazione con Silvana Mangano. Sul set teatrale di “Un tram che si chiama Desiderio” al Teatro Eliseo di Roma ha conosciuto l’attrice Flora Carabella; tra i due nacque l’amore e si sposarono nel 1950; hanno avuto una figlia, Barbara (1951); i due si separarono nel 1970 a causa delle numerose relazioni di lui, ma i due non divorziarono mai ufficialmente. Mentre era ancora sposato, ha iniziato una relazione con l’attrice Faye Dunaway, di 17 anni più giovane, conosciuta sul set del film “Amanti” (1968); la loro fu una relazione intensa, tanto che Faye avrebbe voluto sposarlo e avere dei figli, ma lui, cattolico, si rifiutò di divorziare dalla moglie, e per questo, dopo tre anni, la relazione giunse al termine. Nel 1971, sul set del film “La cagna” ha conosciuto l’attrice Catherine Deneuve, di 19 anni più giovane, con cui ha avuto una relazione dal 1971 al 1975 e da cui ha avuto una figlia, Chiara. Da quel momento ha iniziato alcuni relazioni con altre attrici: Lauren Hutton (di 19 anni più giovane), Ursula Andress, Anouk Aimée e Claudia Cardinale. Nel 1976 ha instaurato una relazione con la regista Anna Maria Tatò, di 16 anni più giovane, con cui ha convissuto fino alla morte.

Alberto Sordi insieme alle amate sorelle Aurelia e Savina
Alberto Sordi insieme alle amate sorelle Aurelia e Savina in una foto degli anni ’60.

Fra tanti latin lovers scarsamente plausibili, può essere legittimo un dubbio: che in fondo, il seduttore più impenitente sia stato lui, Alberto Sordi. Sull’argomento, infatti, si rivela spudoratamente bugiardo. “Cercherà in Giappone la compagnuccia della vita”, annuncia un articolo di “Gente” del 13 gennaio 1959, spiegando: Alberto Sordi ha iniziato “l’operazione moglie”: cerca una ragazza semplice e seria che ami la casa e la famiglia e per trovarla compirà un viaggio in Estremo Oriente. L’attacco dell’articolo di Giorgio Venturi cade nell’inganno: “con Amedeo Nazzari, Sordi è senza dubbio lo scapolo più celebre del cinema italiano. A differenza di Nazzari, impenitente. Sordi ammette invece: per un tipo tradizionale come me, una moglie ci vuole”. In realtà, Alberto Sordi non ha la minima intenzione di sposarsi. Preferisce divertirsi, tra lavoro, buona cucina, amicizie e donne. Anche perchè, a dire il vero, due figure femminili che costituiscono la sua famiglia, anomala, le ha già: sono le sorelle Aurelia e Savina, più i suoi due cani Kansas e City. L’organizzato gineceo manda avanti la casa permettendogli di dedicarsi con tutta tranquillità al suo intenso lavoro, e di abbandonarsi a cuor leggero, ma con discrezione, alle sue avventure. L’ampio giardino della sua villa, poi è il luogo ideale per riprendersi, dalle fatiche, sia pur piacevoli, del suo lavoro. E così sarà per oltre 40 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 2003.

Domenico Palattella

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