Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: la coppia dei record. Il segreto del loro successo

“C’è più Italia in un film di Franchi e Ingrassia che in tutte le commedie all’italiana”

( Federico Fellini, su Franco Franchi e Ciccio Ingrassia )

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: un successo senza precedenti.
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: un successo senza precedenti.

Se i “mostri della commedia all’italiana” avevano quasi dispoticamente dominato il cosiddetto cinema impegnato, ancora più tirannicamente Franco Franchi e Ciccio Ingrassia monopolizzarono quello popolare. All’inizio degli anni ’60 avvenne la sensazionale esplosione di Franco e Ciccio, non a caso, gli ultimi due grandi comici a essersi fatti le ossa nell’avanspettacolo, e ad aver affrontato come gli altri la dura gavetta. Alcune cifre sono spaventose e impressionanti, e val la pena elencarli. Fra il ’60 e il ’72 (l’anno della prima separazione) i film della coppia incassarono, sommati più di 35 miliardi di lire, pari al 10% degli incassi di tutto il cinema italiano del periodo. Nel solo 1964, i due fecero incassare il 12% del totale nazionale; e nel loro periodo d’oro tra il 1964 e il 1968 in cui interpretarono più di 60 film, la coppia Franchi & Ingrassia rappresentò il 20% degli incassi di tutto il cinema italiano del quadriennio. Numeri più che impressionanti. Per non parlare poi del numero totale dei film in coppia, 125 in 12 anni, più di 10 all’anno di media; oppure degli incassi dei loro film, presi in considerazione singolarmente, che oscillavano sempre tra i 600 milioni e il miliardo di lire di incassi, a fronte di una spesa, per film, di massimo 100 milioni di lire. I produttori, quindi ovviamente, facevano a gara per accaparrarsi le prestazioni della “coppia d’oro del cinema italiano”.

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, la coppia per eccellenza del cinema italiano: storia di una grande, indissolubile amicizia
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, la coppia per eccellenza del cinema italiano: storia di una grande, indissolubile amicizia.

Dopo l’esordio, come numeri di contorno, in un film musicale con Domenico Modugno e Mina ( “Appuntamento a Ischia” di Mario Mattoli, 1960), i due comici iniziarono a farsi conoscere al grande pubblico, comparendo in 10 film tra il ’61 e il ’62, prima della definitiva consacrazione che avvenne nel 1963. “I nostri film non poggiavano su una sceneggiatura rigida, ma su un semplice canovaccio, un soggetto ridotto ai minimi termini e tutto quello che c’era da costruire era affidato alla nostra capacità di improvvisazione e d’invenzione…eravamo una garanzia per tutti perchè il film bene o male andava in porto: un pò di smorfie, un pò di esperienza teatrale e conoscenza dei gusti del pubblico colmavano le lacune della sceneggiatura”, racconta Franco Franchi circa il grande successo ottenuto in coppia con Ciccio. I due comici erano nati a Palermo, rispettivamente nel 1928 ( Benenato alias Franchi) e nel 1923 ( Ingrassia), e quando Domenico Modugno li aveva notati in uno spettacolo occasionale, al quale aveva partecipato anche lui, a Reggio Calabria nel 1958, facevano coppia fissa già da quattro anni. Insieme, Franchi & Ingrassia avrebbero costituito la più grande coppia del cinema italiano, la coppia per antonomasia dello spettacolo italiano, facendo sembrare retrospettivamente quasi precarie tutte quelle precedenti. Il regista Luigi Comencini avrebbe preso atto di questa trionfale simbiosi chiamandoli ad incarnare il gatto e la volpe nel suo splendido e riuscitissimo “Pinocchio” televisivo e distribuito con successo anche per il grande schermo, nel 1972. E non si potrebbe immaginare assortimento più riuscito, con il piccolo ed elastico argentovivo Franchi impegnato in un moto perpetuo, a contrasto con la flemma dell’allampanato, esangue, cerebrale Ingrassia.

Il gatto e la volpe del
Il gatto e la volpe del “Pinocchio”(1972) di Luigi Comencini, splendidamente interpretato dalla coppia Franchi & Ingrassia.

Dei due si può dire che Franchi sia il braccio e Ingrassia la mente, ma in realtà i due erano complementari. Al cinema si specializzarono nel genere dei film-parodia, bastava uno spunto, un pretesto, un’ipotesi di idea, e un regista disponibile (Simonelli e Fulci furono i più assidui) per realizzare a tambur battente un film, tutto il peso del quale era praticamente affidato al fantastico repertorio dei due siciliani. Qualcosa di analogo era già accaduto, naturalmente, con Totò negli anni del dopoguerra; anche lì abbiamo un prodotto realizzato in fretta e quasi con cinismo, che ottenne un grandissimo successo di pubblico e la piena,e ingiusta, indifferenza della critica. Franco e Ciccio sono due maschere comiche che affondano le loro radici nell’humus culturale siciliano, intriso di parodia e ironia popolare. La parodia siciliana è la rivincita del povero sul ricco e sul potente, manifestazione di festa e di felicità, un mezzo singolare di espressione culturale. La parodia è egualitaria, vuol dimostrare che tra gli uomini non ci sono differenze, espone un discorso comico facilmente comprensibile e di immediata fruizione. I due comici sono dei falsi cialtroni, dei finti tonti, capaci di prendersi gioco dei potenti ( che mettono alla berlina) e dei miti del cinema ( che rifanno in parodia), ridendo di tutto con umorismo semplice e genuino. Franco e Ciccio sono due clown amati dal pubblico e disprezzati dalla critica, forse proprio perchè la loro comicità è legata ad un genere poco capito come la parodia. La coppia sicula non interpreta parodie perchè vanno di moda o perchè garantiscono incassi sicuri, ma perchè è il loro modo di essere attori, la loro comicità si forma su quel tipo di cultura popolare. Il cinema italiano conosce la parodia grazie a Totò, Macario, Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, ma l’arrivo sul grande schermo di Franco e Ciccio sconvolge gli schemi e imposta il discorso parodistico in termini ben più radicali. Franco e Ciccio sono la parodia al cinema, due attori capaci di far regredire il pubblico allo stato infantile del divertimento. La parodia è il loro mondo, il loro brodo primordiale, l’humus dove crescono e si trovano a proprio agio, attingendo alla tradizione greca e latina, ma più direttamente agli antenati siciliani. La loro comicità è parodia che si basa su un linguaggio popolare, che comunica con lo spettatore attraverso il linguaggio diretto del corpo. Il grottesco e l’ironia sono lo stile della loro comicità, portando verso il basso ogni modello e trasformandolo in parodia. Le loro stesse figure sono grottesche: alto e dinoccolato Ciccio, piccolo e con il volto di gomma Franco, pieni di gesti espressivi che spingono alla risata grassa e di smorfie inusuali nel cinema alto. Il loro linguaggio comico è grottesco, perchè basato sul malinteso, sul qui pro quo, sull’ignoranza crassa esibita dal comico. Le maschere di Franco e Ciccio sono quelle di due personaggi inadeguati ad ogni situazione che nella vita vogliono solo cercare di farla franca nel modo migliore possibile, senza capire la realtà che li circonda.

Franco e Ciccio sul set del film
Franco e Ciccio sul set del film “Il lungo,il corto, il gatto”, del 1967.

La parodia dei due comici va incontro al popolo, va interpretata come arte povera che si rivolge alla parte più umile e meno colta del pubblico. La comicità di Franco e Ciccio deriva dalla commedia di Plauto, dalla poesia e dai canti popolari, dalle carnescialate ( canti di carnevale), dall’opera dei pupi ( burattini siciliani), dai cartelli e dalle pasquinate ( aneddoti del popolo contro il potere), da tutto il teatro popolare condito di improvvisazione farsesca. La poetica di Franco e Ciccio è la poetica del cialtrone, perchè indossando due maschere- che sono due stereotipi comici- si comportano da veri cialtroni e mostrano un mondo alla rovescia. Franco e Ciccio sono due attori che recitano a braccio, partendo da un canovaccio precostituito, ma basano la loro comicità sull’improvvisazione. Sono dotati di grande inventiva, si passano le battute, rispettano i tempi senza sbavature, secondo la lezione del cinema muto che prevedeva gag genuine, immediate, estemporanee, a base di torte in faccia e bucce di banana. Sono attori ma anche autori dei loro film e delle scenette televisive che interpretano, perchè leggono il copione, lo provano, infine improvvisano e arricchiscono la sceneggiatura. Il grande successo di Franco e Ciccio si deve alla parodia, ma anche al loro modo di essere comici naturali, genuini e popolari. Il loro umorismo mimico fatto di lazzi, smorfie, calembour verbali, malintesi a non finire è perfetto per un pubblico di poche pretese. Franco e Ciccio sono il teatro di strada che conquista cinema e televisione, due comici spontanei che mandano in visibilio platee di ragazzini e di gente più grande, due fantastici attori che giocano a fare i cialtroni. Disse dei due il grande Federico Fellini: “c’è più Italia in un film di Franchi e Ingrassia che in tutte le commedie all’italiana”. Questo perchè Franco e Ciccio descrivevano il popolo, il popolo delle piazze, il popolo inadeguato di fronte ai potenti, ma che si misura con i potenti, il pubblico dunque, vi si rispecchiò e ne decretò il trionfo. Il cinema comico italiano degli anni ’60 si chiama Franchi & Ingrassia. Il grande successo ebbe inizio alla fine del 1962 con il film “I due della legione”, il primo vero film da protagonisti assoluti della coppia; e soprattutto con il seguente “I due mafiosi” del 1963, che ottenne un successo eccezionale incassando quasi un miliardo di lire e da lì si inaugurò un filone di successo. Infatti, in seguito, sarebbero venuti “Due mafiosi nel far west” (1964), il film della coppia che in assoluto ha guadagnato di più, toccando il miliardo e mezzo di incassi; “Due mafiosi contro Goldginger” (1965) e “Due mafiosi contro Al Capone” (1966).

La locandina originale del film
La locandina originale del film “Due mafiosi nel far west”, del 1964. Il film di Franco e Ciccio che in assoluto ha guadagnato di più: un miliardo e mezzo di incasso al cinema.

Il sodalizio più importante lo ebbero però, con il regista Lucio Fulci, che li diresse forse nei loro migliori film: dallo spassosissimo “00-2 agenti segretissimi” “I due evasi di Sing Sing”, passando per “Il lungo, il corto, il gatto”“00-2 Operazione Luna”, tutti film che superarono agevolmente il miliardo di lire di incassi. Del 1966, nel pieno del loro periodo d’oro, è la divertente pellicola “Come svaligiammo la Banca d’Italia”, da molti ritenuto il miglior film della coppia. La pellicola in questione, è diretta da Lucio Fulci, il regista che meglio è riuscito a capire e a sfruttare le indubbie, enormi ,capacità della coppia, ed è stato anche il regista che meglio ha capito il loro potenziale comico di primo livello. Non a caso i 20 film diretti da Fulci, il quale veniva da una lunga gavetta come aiuto regista in parecchi film con Totò, sono ritenuti tra i migliori della celebre coppia. Oltretutto Franco e Ciccio si trovavano molto a loro agio a lavorare con il regista romano. Tra gli altri film da segnalare troviamo “Ma chi t’ha dato la patente?” (1971), “I due vigili” (1967), “Per un pugno nell’occhio” (1964), “Due bianchi nell’Africa nera” (1970), “I due deputati” (1969), “I barbieri di Sicilia” (1967), “I due sanculotti” (1966), “Franco e Ciccio sul sentiero di guerra” (1971), “I due pompieri” (1968), “I due maggiolini più matti del mondo” (1970) e innumerevoli altri film di successo, mai un flop! Addirittura “L’amore primitivo” del 1964 viene ritenuto, da un critico autorevole come Marco Giusti, “uno stracult di forza paurosa con colori magnifici”.

Franco e Ciccio in una delle loro innumerevoli avventure. Qui sono alle prese con un uovo gigante nel film
Franco e Ciccio in una delle loro innumerevoli avventure. Qui sono alle prese con un uovo gigante nel film “Due bianchi nell’Africa nera”, del 1970.

Si racconta che fosse un piacere lavorare sul set con entrambi, erano molto disciplinati, gentili e disponibili con tutti. Franco e Ciccio, che avevano sofferto la fame negli anni della gavetta, furono sempre generosissimi con gli amici, aiutarono tanta gente a campare e fecero lavorare tanti vecchi caratteristi e attori dell’avanspettacolo disoccupati: come Enzo Andronico, Ignazio Leone ed un giovanissimo Lino Banfi, che di lì a poco avrebbe sfondato nel cinema degli anni ’70 e ’80. Anche il cinema impegnato, comunque si accorse di loro: Steno li diresse nel film “Un mostro e mezzo” (1965), e Pier Paolo Pasolini li volle al fianco di Totò nell’episodio di “Capriccio all’italiana”, “Che cosa sono le nuvole?”, del 1968. Ma soprattutto Franco e Ciccio interpretarono una libera, ma deliziosa riduzione del “Don Chisciotte e Sancio Panza” di Cervantes. Il film è del 1968, e i due attori si superano, rispettivamente Ciccio nei panni del cavaliere errante, e Franco in quelli del suo fido scudiero. E’ il più bel film italiano ispirato alla leggendaria opera di Cervantes, pulito, lineare, divertente, concepito con un certo spirito libertario che lascia il segno ( Sancio/Franchi che diventa governatore e legifera a favore del popolo, l’incitamento finale di Don Chisciotte/Ingrassia a “combattere contro il vento” come inevitabile destino di una vita non omologata. Ma il pubblico dimostrò, in ogni caso, di preferirli, nelle loro farse scatenate, dove sia pur in maniera ripetitiva, avevano modo di esprimere il loro potenziale comico, liberamente, a briglia sciolta. Ad oggi, da parte della critica, è iniziato un certo percorso di rivalutazione in ambito storico-culturale della loro produzione artistica, una rivalutazione meritatissima. Tra litigate varie, la divisione del 1973, la riconciliazione e altre vicissitudini varie, la loro è stata un’amicizia fraterna, anzi di più, un legame che andava oltre l’amicizia, un legame di sangue, un legame indivisibile anche dopo la morte, un legame divino. Lo sapevano benissimo entrambi, e lo sappiamo benissimo anche noi che siamo il pubblico, riporto a tal proposito una frase commovente di Franco Franchi che ne testimonia, senza ombra di dubbio, il loro legame indissolubile: “noi siamo la coppia! Vedi anche separati, siamo sempre insieme. Dove ci sono io c’è anche Ciccio e dove c’è Ciccio cerchi sempre me. Come Stanlio e Ollio. Quando Ollio girò quei film con John Wayne non faceva ridere, perchè pensavi sempre a Stanlio. Franco e Ciccio sono una di quelle fotografie indivisibili, che non si possono stracciare. Dio ci ha fatti così, uniti, e uniti dobbiamo rimanere”. 

Una divertente caricatura di Franco e Ciccio: un legame indissolubile che valica persino i confini del fumetto
Una divertente caricatura di Franco e Ciccio: un legame indissolubile che valica persino i confini del fumetto.

Eppure sia Franco che Ciccio, nei pochi anni di separazione artistica, hanno dato dimostrazione di essere, entrambi, attori validissimi anche presi singolarmente. Franco continuò a mietere successi nel cinema popolare, e su tutti spiccano “Il giustiziere di mezzogiorno”“Ultimo tango a Zagarol”, due precise parodie di due pellicole di grande successo: “Il giustiziere della notte” con Charles Bronson, e “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci. Le due parodie di Franco furono, ed è una novità notevole, molto apprezzate anche dalla critica, oltre che dal pubblico. Nel frattempo Ciccio venne scoperto e impiegato da registi impegnati, su tutti Federico Fellini, che lo diresse nel celeberrimo “Amarcord” (1974), il quale vinse il Premio Oscar come miglior film straniero nel 1975. Ma non mancano vette anche nel cinema popolare, nel 1975, infatti, Ciccio Ingrassia, dirige e interpreta il film “L’esorciccio”, con nel cast anche Lino Banfi. La pellicola, che ebbe un ottimo successo allora, è diventata oggi, un vero e proprio “cult movie” del cinema popolare d’annata. Certo è ,che Franco Franchi non ha tutti i torti: sia pure bravissimi come sempre, fa un certo effetto vedere nei pochi film che hanno interpretato da separati, Franco da solo senza Ciccio, o viceversa.

Franco e Ciccio sul set del loro ultimo film,
Franco e Ciccio sul set del loro ultimo film, “Kaos” (1984), dei fratelli Taviani. Sono i protagonisti dell’episodio “La giara”, tratto dall’omonima, celebre e prestigiosa novella di Luigi Pirandello.

Eppure, dopo l’ennesima riconciliazione, è con il loro ultimo film in coppia, nel 1984, che Franco e Ciccio rasentano la perfezione. La ciliegina sulla torta ad una grande carriera, con il film “Kaos”, dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, nell’episodio “La giara”, tratta dalla più bella novella dello scrittore Luigi Pirandello. E’ in questi 40 minuti, del loro episodio, che per la lunghezza è un mediometraggio a tutti gli effetti, che Franco e Ciccio superano se stessi sfoderando un interpretazione da applausi, poetica, drammatica, composta, struggente, che commuove persino la critica. Sembrò quasi, che Pirandello nel stendere la novella, avesse pensato a Franco e Ciccio, per far vivere le gesta di Zi Dima e di Don Lollò: assolutamente perfetti. Un interpretazione favolosa che gli valse applausi scroscianti al Festival del cinema di Venezia, per entrambi, e la mancata vittoria del Leone d’oro, come migliori attori protagonisti ex-aequo, solo perchè la critica, consegnando il premio a Franchi e Ingrassia, avrebbe visto crollare giù la sua, criticabile, credibilità. Nonostante ciò la critica ne rimase davvero impressionata: “mai si vide, nelle pur frequenti messinscene della famosa novella pirandelliana, coppia più effervescente e perfetta”. E per gli stessi Franco e Ciccio fu un momento, di rivincita e di grande orgoglio: “al meglio non c’è mai fine, mi affascina, mi commuove aver interpretato Pirandello, e in coppia con Franco, un emozione unica” ( Ciccio Ingrassia); “non avrei mai creduto di essere invitato un giorno, qui al Festival di Venezia, e di ricevere applausi scroscianti, e non avrei mai immaginato di interpretare un giorno Pirandello” ( Franco Franchi).

Franco e Ciccio, in conclusione hanno davvero rappresentato l’Italia e gli italiani nelle loro quotidiane vicissitudini per sopravvivere, per tirare a campare, e sono un simbolo anche dell’amicizia, quella vera, quella che anche se si litiga, dura per tutta la vita, quella profonda, che sopravvive alla morte. Sono stati, non una delle coppie del cinema italiano, ma probabilmente “la coppia del cinema italiano”, il loro mito è vivo più che mai oggi, forse anche più di allora, e sono di diritto tra i grandi del nostro cinema come portatori di quella nobile ed antica arte di far ridere che affonda le radici, lontano, nella notte dei tempi.

Domenico Palattella

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...