Il mito di Bud Spencer e Terence Hill. La carriera di coppia e quella da solisti: anni di successi e di trionfi.

 « Noi siamo l’unica coppia cinematografica al mondo a non aver mai litigato »
(Bud Spencer e Terence Hill)

Bud Spencer e Terence Hill: leggende... la coppia che ha incassato di più nella storia del cinema italiano.
Bud Spencer e Terence Hill: leggende… la coppia che ha incassato di più nella storia del cinema italiano.

Bud Spencer e Terence Hill (nomi d’arte, rispettivamente, di Carlo Pedersoli e Mario Girotti) sono una delle più importanti e popolari coppie del cinema italiano, attivi dall’inizio degli anni ’60 alla metà degli anni ’90. Hanno interpretato insieme 18 film, dei quali 16 come coppia in senso stretto. I loro film, considerati i proseliti mietuti negli anni della loro uscita nelle sale, e considerati gli ascolti che ancora oggi guadagnano quando passati in rassegna in televisione, si pongono come capisaldi assoluti della produzione cinematografica italiana.I due recitarono senza mai incontrarsi e girando scene separate in “Annibale” (1959) di Carlo Ludovico Bragaglia ed Edgar G. Ulmer. Nel film “Vacanze col gangster” di Dino Risi (1951), prima apparizione di Terence Hill, Bud Spencer non comparve come invece molti credono. Carlo Pedersoli e Mario Girotti si incontrarono per la prima volta sul set del film “Dio perdona… io no!” del 1967. Fu un incontro assolutamente casuale; l’ex-campione di nuoto Pedersoli, la cui figura fa capolino in alcune pellicole solo come comparsa, non aveva infatti alcuna intenzione di fare l’attore a tempo pieno; poco diverso il caso del futuro collega Girotti che non era nemmeno stato preso in considerazione (il ruolo di protagonista del film era infatti andato a Peter Martell, all’anagrafe Pietro Martellanza, che si ruppe un piede alle primissime sessioni di registrazione; il regista del film Giuseppe Colizzi si vide così costretto a tornare a Roma dalla Spagna, dove si girava il film, in cerca di un attore che sostituisse Martell, ove trovò Girotti). Alla presentazione in locandina del film fu suggerito ai due attori di cambiare i propri nomi – si riteneva infatti che fossero “troppo italiani” perché potessero sfondare a livello internazionale; i nomi “americanizzati”, inoltre, avrebbero dato un sapore differente ad opera e personaggi. Carlo Pedersoli scelse Bud Spencer come pseudonimo in tributo al suo attore favorito, Spencer Tracy, e ad una birra che stava bevendo, una Bud. Mario Girotti, selezionando due dei venti nomi d’una lista presentatagli la sera prima, divenne Terence Hill, anche a causa del suo amore per il commediografo Terenzio (Hill ha studiato lettere antiche). Il film ebbe un successo enorme; bastò poco al regista Colizzi, preso atto dei consensi subito raccolti dal pubblico, per rendersi conto del gigantesco potenziale della coppia, con cui tornò a collaborare alla realizzazione di due nuovi film. Nel 1968 uscì nelle sale “I quattro dell’Ave Maria” che vede, oltre alla coppia, la presenza di Eli Wallach e Brock Peters. Nel 1969 fu la volta de “La collina degli stivali”; entrambe le pellicole vennero dirette da Giuseppe Colizzi. Due pellicole di grande successo alla stregua della prima; la coppia cominciò a mietere una risonanza mondiale.

Immagine di scena dal film
Immagine di scena dal film “Lo chiamavano Trinità”, un successo senza precedenti.

Nel 1970 uscì nelle sale “Lo chiamavano Trinità…”, che battezzò un vero e proprio sottogenere dello spaghetti-western: quello dei fagioli-western (in ossequio alla prima scena del film dove Terence, in sosta in una bettola, si infila da solo nello stomaco un intero tegame di fagioli, suscitando il disgusto e la curiosità di locandieri ed astanti), dove le pallottole vedono una quasi integrale sostituzione da parte dei ganci destri. Il regista E.B. Clucher, pseudonimo di Enzo Barboni, eredita dai film di Giuseppe Colizzi la coppia Hill-Spencer e la porta definitivamente verso la comicità e verso il grande successo, in un western puzzone e naif, dove gli sganassoni contano più delle pistole e il regolamento di conti finale avviene con un’epica e incruenta scazzottata. Il film che per molti simboleggiò la fine del western all’italiana ebbe un enorme, e inaspettato, successo di pubblico ( 3 miliardi di lire di incassi): l’evoluzione del genere in chiave ridanciana più che eroicomica recupera le situazioni della farsa, con una separazione talmente manichea tra buoni e cattivi da innescare nel pubblico meno smaliziato l’identificazione con i protagonisti, raddrizzatori di torti e vendicatori di ingiustizie con il sorriso sulle labbra, ed è il loro capolavoro. Queste caratteristiche della coppia, che peraltro porteranno in maniera intatta in tutte le successive pellicole interpretate, sono la vera base del grande successo che hanno sempre ottenuto: il pubblico si indentificò con questi due buffi personaggi, che inseriti nel selvaggio west, o in luoghi tropicali, o come poliziotti nella metropoli americana, riuscivano sempre e comunque, a sconfiggere il loro nemici a suon di sganassoni e di risate, una piccola vittoria del bene sul male. Tornando al film, entrati nella memoria popolare sia Trinità (Terence Hill) che si fa trasportare dal suo cavallo su una specie di slitta e i micidiali sganassoni di Bambino (Bud Spencer). Nel 1971 uscì il sequel “…Continuavano a chiamarlo Trinità”, che non solo bissò il successo del precedente film, ma anzi ne raddoppiò i già più che cospicui incassi, risultando essere non solo il film campione di incassi della stagione 1971, ma ancora oggi il film più visto della storia del cinema italiano,a fronte di una presenza in sala di oltre 16 milioni di biglietti venduti. Un successo senza precedenti, non ancora eguagliato a più di 40 anni di distanza dalla messa in circolazione del film. La pellicola ripresenta tutte le caratteristiche del film precedente caricandone la dose: dai piatti di fagioli ai rutti e agli sganassoni, alla nuova vittoria dei nostri eroi contro la banda di malfattori, alla loro simpatìa debordante. Tutto funziona alla perfezione, come, ed anche meglio del precedente lavoro.

Bud Spencer e Terence Hill, rispettivamente
Bud Spencer e Terence Hill, rispettivamente “Bambino” e “Trinità” nei due film campioni di incasso, “Lo chiamavano Trinità”(1970) e “Continuavano a chiamarlo Trinità”(1971).

Nel 1972 uscì il film “Più forte, ragazzi!”, una pellicola non più rientrante nel novero di western ma che comunque non lesina in pugni e sganassoni. Anche questa pellicola raccolse un prodigioso apprezzamento da parte del pubblico, che dimostrò di amare e seguire il duo nonostante questo si fosse allontanato dal fruttuoso filone western, che li aveva resi famosi. Negli anni ’70 seguono altri film non western, tutti di grandissimo successo: “…Altrimenti ci arrabbiamo!” (1974), “Porgi l’altra guancia” (1974), “I due superpiedi quasi piatti” (1977), “Pari e dispari” (1978) e “Io sto con gli ippopotami” (1979). Nella prima metà degli anni ’80, la coppia continuò a girare insieme. Recitarono in quattro pellicole: “Chi trova un amico trova un tesoro” (1981), “Nati con la camicia” (1983), “Non c’è due senza quattro” (1984) e “Miami Supercops – I poliziotti dell’ottava strada” (1985). A questo punto, i due sembrarono terminare il loro fecondissimo sodalizio, continuando comunque a lavorare in progetti diversi. Nel 1994 la coppia esordì nuovamente con un film western “alla vecchia maniera”: sono protagonisti del film scritto da Jess Hill e diretto dallo stesso Terence Hill, “Botte di Natale”. A livello di incassi, però, non ebbe davvero nulla da spartire con i precedenti capolavori. A questa famosa coppia il paese di Masone, in provincia di Genova. dedica ogni anno il “Bud & Terence Film Festival” che prevede, oltre alla proiezione integrale dei film della coppia e alla esposizione di tutte le locandine originali, una cena di congedo tutti insieme a base di birra, salsicce e fagioli. Il 7 maggio 2010, a suggello di una strepitosa carriera, in coppia e da solisti, Bud Spencer e Terence Hill hanno ricevuto un meritatissimo “David di Donatello” alla carriera, entrando così di diritto nell’Olimpo dei grandi e indimenticabili attori del cinema italiano. Le straordinarie ed esilaranti scazzottate, i loro interminabili pranzi, spesso a base di fagioli o salsiccie e birra, e il loro modo di essere hanno conquistato il pubblico di tutte le generazioni, e tutt’ora il loro carisma sopravvive intatto allo scorrere del tempo.

Immagine di scena del film
Immagine di scena del film “I due superpiedi quasi piatti” del 1977, una delle migliori performance del geniale duo comico.

♦ La carriera da solisti e il grande successo internazionale

Rinvigoriti dai film girati insieme, sia Bud che Spencer ebbero anche una spumeggiante carriera cinematografica da solisti, confermando lo strepitoso successo di pubblico ottenuto in tandem. Per quanto riguarda Bud Spencer, all’inizio degli anni ’70, sperimenta altri generi cinematografici: il thriller, lasciandosi dirigere da Dario Argento in 4 mosche di velluto grigio (1971), e il dramma di denuncia civile con Torino nera (1972) di Carlo Lizzani. Per poi ritornare nel 1973 alla commedia brillante con la fortunata tetralogia di Piedone lo sbirro (cui seguiranno Piedone a Hong Kong del 1975, Piedone l’africano nel 1978, e infine Piedone d’Egitto del 1980), nata da una sua stessa idea e che lo vede protagonista assoluto per la regia di Steno, indimenticato re della commedia all’italiana. In particolare la tetralogia delle avventure del poliziotto napoletano che gira disarmato e fa valere la legge a colpi di sganassoni, è tra i più grandi successi di pubblico di tutti gli anni ’70. Bud Spencer, in questa serie di film per la prima volta non doppiato, è straordinario nel dipingere questo poliziotto disposto a chiudere un occhio nei confronti dei piccoli delinquenti, ma che non ha pietà verso i criminali senza scrupoli. Il pubblico vi si riconobbe e ne decretò il trionfo. A far da spalla a Bud Spencer anche un grande Enzo Cannavale nel ruolo del brigadiere Caputo. In quegli stessi anni degno di nota è anche la pellicola “Il soldato di ventura”(1976), e in cui dopo la prima esperienza di Piedone lo sbirro, Bud Spencer recita con la sua vera voce. ll film è ambientato nel 1503 e tratta in chiave comico/grottesca la disfida di Barletta ( 13 settembre 1503 ), narrando le avventure picaresche di Ettore Fieramosca, interpretato con sagacia da Bud Spencer, e del suo manipolo di 13 bizzarri cavalieri, che affrontano e sconfiggono altrettanti francesi che avevano offeso loro e l’onore degli italiani. Esilarante la disfida finale in spiaggia, dove tra atti di valore, gag e qualche simpatica scorrettezza, gli italiani riescono ad avere la meglio sul manipolo francese. A metà strada tra il medioevo dell’Armata Brancaleone e quello derivante dalla letteratura classica, il film diverte e convince, girato quasi interamente in Puglia e precisamente presso la torre della Leonessa a Lucera, nella fortezza svevo – angioina, trasformata nelle mura e nella città di Barletta. Alcune scene nei dintorni di Lucera, sulla via per Pietramontecorvino e tre scene, compresa quella finale della “disfida”, furono girate nelle spiagge a sud del Gargano. Un film ricco di invenzioni comiche, colorito e sagace, che anche grazie alla debordante simpatia di Bud Spencer ebbe un grande successo di pubblico. Altro film degno di essere segnalato, e ancora diretto dall’esperto Steno, è “Banana Joe” del 1982, una favola comico-avventurosa di grande divertimento. “Una brezza leggera e cauta di allegro anarchismo”, disse della pellicola la critica specializzata, evidenziando come Bud Spencer sia ormai “il grosso più simpatico del cinema italiano ed europeo”. Banana Joe non è altro che un gigante dal cuore d’oro, che, come lavoro, commercia lungo il fiume banane che scambia con altri prodotti destinati ai nativi indios di Amantido, e che se la dovrà vedere contro alcuni trafficanti di droga. Grande successo di pubblico, per una pellicola fresca, briosa e divertente. La straordinaria simpatia di Bud Spencer, uomo semplice e disponibile con tutti, dentro e fuori dal set, lo porta ad essere definito da una popolare rivista statunitense, il TIME, come l’attore italiano più famoso nel mondo, precedendo il suo compagno Terence Hill.

Bud Spencer ed Enzo Cannavale in una scena del film
Bud Spencer ed Enzo Cannavale in una scena del film “Piedone lo sbirro”(1973), uno dei più grandi successi degli anni ’70, un ibrido molto efficace tra commedia all’italiana e poliziottesco sempre all’italiana. Enzo Cannavale disse a proposito di Bud Spencer: “Bud è un amico carissimo. Brava persona, legatissima alla famiglia. E ai valori“

A proposito di Terence Hill, anche la sua è una carriera da solista luminosa e radiosa, spesso a contatto con i più grandi registi e attori nazionali e internazionali. Nel 1973, ad esempio, Terence è protagonista, insieme a un attore del calibro di Henry Fonda, del film Il mio nome è Nessuno, pellicola di ottimo livello, prodotta da Sergio Leone, nella quale s’incrociano il tema del tramonto della epopea del west con il tono più scanzonato ereditato dal personaggio di Trinità. In verità sembra che Sergio Leone, oltre a fornire l’idea, abbia realmente diretto lui il film, o perlomeno le sequenze più importanti ( l’inizio dal barbiere, la sfida con i bicchieri, l’orinatoio ). Ed è tutta leoniana l’idea di riflettere sul crepuscolo dei miti e insieme sulla loro necessità, omaggiando il western classico, ma ibridando il tutto tenendo conto del successo di “Lo chiamavano Trinità”: sganassoni, facezie e gag scatologiche. Un ibrido quello tra Fonda e Hill, talmente bizzarro, da risultare efficace. Nel 1973, Enzo Barboni, il regista di Trinità, ripropone Terence Hill, in un western diverso, quasi più moderno: le scazzottate sono ridotte al minimo e prevale un tono quasi malinconico, al posto dell’Almeria ci sono i verdi boschi di Croazia e Hill va in giro in bicicletta anziché a cavallo. Il titolo del film è …e poi lo chiamarono il Magnifico, al botteghino ottenne incassi record, merito ovviamente della popolarità di Terence Hill, anche se non come Più forte ragazzi, con la coppia Hill-Spencer riunita.Successivamente, Hill partecipa anche ad alcune produzioni hollywoodiane, come La Bandera: marcia o muori (1977), di Dick Richards, e Mister Miliardo (1977) di Jonathan Kaplan. Memorabile la scena d’apertura in cui il giovane sfreccia per le strade su una Lamborghini Countach, che si rivela a breve essere solo un’auto a cui sta facendo la revisione per il proprietario. Geniale e nello stesso tempo, strampalata è poi la pellicola “Poliziotto superpiù”(1980) diretta da Sergio Corbucci, in cui Terence Hill interpreta l’agente di polizia Dave Speed. Un agente di polizia però un pò particolare, dotato di bizzarri superpoteri che lo aiutano a catturare criminali, a sventare rapine e quant’altro, mandando in collera i suoi colleghi e i suoi superiori. Negli anni ’90 Terence Hill ha poi, attraversato un lungo periodo di depressione causata dalla morte, in un incidente stradale a Stockbridge (Massachusetts) nel 1990, del figlio adottivo sedicenne Ross con il quale aveva girato i film Don Camillo (1983) e Renegade – Un osso troppo duro (1987). Dal 2000 l’attore ha rilanciato la propria carriera come protagonista della fortunata serie televisiva RAI Don Matteo, nel ruolo del protagonista, un prete con un particolare intuito investigativo. La serie è andata finora in onda per nove stagioni tra il 2000 e il 2014. Don Matteo rappresenta la prima volta in assoluto in cui l’attore recita con la sua voce. Di solito, dagli inizi della sua carriera fino all’ultimo film del 1997 (Potenza virtuale), Terence è sempre stato doppiato nell’edizione italiana dei suoi film. Un personaggio, quello dell’astuto prete di provincia, che gli è rimasto addosso, quasi come quello di Trinità, un prete-detective ormai entrato nella memoria collettiva del nostro paese.

Terence Hill nel film
Terence Hill nel film “Il mio nome è nessuno”, al fianco del mito americano Henry Fonda. Il primo è reduce dall’epocale “Lo chiamavano Trinità”; il secondo dall’altrettanto epocale “C’era una volta il west”. L’accoppiata Fonda-Hill fu talmente bizzarra da risultare efficace.

Domenico Palattella

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