Vittorio De Sica e la serie dei “Pane, amore e…”: quattro film che segnarono un’epoca.

Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida nel film
Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida nel film “Pane, amore e fantasia”(1953). Il primo film delle avventure dell’amabile maresciallo dei Carabinieri Carotenuto Antonio, splendidamente interpretato dal grande Vittorio De Sica.

Tutto ebbe inizio con il regista Renato Castellani, che perfezionò la sua vena realista girando nel 1952 il film “Due soldi di speranza”, inaugurando la commedia brillante di ambientazione realista degli anni ’50, che porterà,più in là negli anni alla nascita della florida “commedia all’italiana”. Più di tutti, però, a segnare un epoca fu, pochi mesi dopo il celeberrimo film “Pane, amore e fantasia”, pellicola destinata ad entrare nella storia del cinema italiano, dopo questo film nulla nel cinema italiano fu più come prima. Al successo del film contribuì non poco l’interpretazione di Vittorio De Sica, superlativo e assolutamente perfetto nei panni del “maresciallo maggiore Carotenuto Antonio”. La figura di De Sica nei panni del maresciallo dei Carabinieri è entrata nell’immaginario popolare, tanto che ormai da anni sui calendari celebrativi dell’ arma dei carabinieri, si staglia imperiosa e scintillante l’immagine di De Sica e del suo maresciallo dal cuore d’oro. “Pane, amore e fantasia” è senza dubbio una delle massime vette della carriera di De Sica ed anche del regista Luigi Comencini. Provo quindi a ricostruire la genesi di questo sensazionale film. L’idea alla base del film nacque casualmente da un incontro tra il regista Luigi Comencini e lo scrittore Ettore Maria Margadonna, che aveva da poco pubblicato una serie di ritratti di personaggi tipici dell’Abruzzo: il maresciallo, la levatrice, il sindaco. Comencini volle trarre una commedia agrodolce da questo romanzo. Come protagonista del film fu individuato l’attore Gino Cervi; il titolo di lavorazione era “Pane e fantasia”. Il soggetto fu rifiutato da diversi produttori perchè considerato lesivo dell’onore del corpo dei carabinieri; intervenne quindi il produttore Marcello Girosi, amico di Vittorio De Sica, che ottenne il beneplacito dell’arma dei carabinieri a condizione che il protagonista fosse proprio De Sica. Così, nacque questo delizioso film, ma i problemi non finirono qui. Il progetto fece il giro di tutti i produttori del momento e tutti lo rifiutarono con il pretesto che la storia era troppo azzardata per mettere in berlina l’arma dei carabinieri. Il via al film venne dato grazie ad un incontro tra Vittorio De Sica e, addirittura il Generale Comandante nazionale dell’arma dei carabinieri, che letto il copione, non lo trovò per niente denigrante dell’onore dell’arma, e diede il suo assenso, solo ed esclusivamente, se fosse stato il “sommo maestro” De Sica l’interprete principale. Ciò anche grazie alla fama e alla grandezza morale di un uomo come De Sica, al quale la chiesa perdonò la sua proverbiale bigamìa, come segno di gratitudine per le tante vite salvate durante i rastrellamenti nazi-fascisti nella seconda guerra mondiale. De Sica, poi, avrebbe sicuramente reso simpatico quel maresciallo del copione, e così risolti gli ultimi problemi burocratici, le riprese del film poterono avere inizio. Al fianco di De Sica, venne ingaggiata una delle giovani attrici più promettenti dell’intero panorama cinematografico italiano di inizio anni ’50, la fresca e vitale Gina Lollobrigida, che aveva già lavorato con De Sica nel “Processo di Frine”, due anni prima. Il successo del film fu travolgente, incassò nella stagione 1953/54, l’incredibile somma di un miliardo e mezzo di lire, un successo popolare senza precedenti. Il film è da considerarsi il punto di svolta del nostro cinema verso la commedia all’italiana, inaugurando il cinema popolare disimpegnato degli anni ’50. Indimenticabile, davvero indimenticabile la prova di Vittorio De Sica, amabilmente buffonesca e autoironica, per Vittorio fu un successo personale. La pellicola incassò anche negli anni a seguire somme favolose e mise daccordo in maniera unanime pubblico e critica: un trionfo assoluto.

Il primo film della strepitosa serie di successo. De Sica e la Lollobrigida letteralmente sensazionali. Vincitore del Festival di Berlino. Incassi sopra il miliardo di lire. Successo epocale.

 Questo successo inaspettato, sorprese tutti, a cominciare dai suoi stessi artefici. Comencini, Margadonna e forse anche    De Sica stesso, quasi non si interrogarono sulle ragioni che furono alla base di tale enorme successo e che potevano giustificare una così elevata affluenza di pubblico. Il fatto è che agli inizi degli anni ’50, insieme ad altri due film, a loro modo simili a questo, il già citato “Due soldi di speranza” e Don Camillo” , il cinema italiano trovava una strada che metteva il popolo al centro delle sue storie, ma che per la prima volta cercava un modo per parlare con il popolo. E usare la sua lingua e la sua cultura, la sua esperienza e la sua sensibilità. Ecco cos’è il microcosmo di Sagliena, dove si svolge il film: è la messinscena concentrata in una inesistente città del centro Italia ( nelle intenzioni degli sceneggiatori, abruzzese, ma nella realtà dei fatti laziale, Castel San Pietro Romano), delle tante facce di una Italia che, dopo gli anni del fascismo e i cambiamenti della lotta di liberazione, prova a fare i conti con una nuova, e più complessa identità. C’è il mondo contadino, c’è la coscienza del proprio provincialismo e della lontananza dalle città che contano e c’è l’incontro con altri dialetti e altre realtà. Tutto questo è filtrato attraverso una storia che da un lato non nasconde lo stato di miseria in cui si dibatteva buona parte dell’Italia e dall’altro offre la leggerezza delle ripicche sentimentali, degli equivoci e delle illazioni. Così, nei vestiti strappati di “pizzicarella, la bersagliera” si potevano riconoscere le tante donne italiane che, passate attraverso l’esperienza della guerra, cominciavano a prendere in mano il proprio destino, mentre nella divisa inappuntabile del maresciallo, c’è aggiornata all’Italia ruspante e volenterosa degli anni ’50, la figura del padre di famiglia tronfio e bonaccione, che minaccia, immagina, sbaglia e poi cede signorilmente le armi. Il pubblico vi si riconobbe, la società vi si riconobbe e ne decretò il trionfo. Il trionfo di Gina Lollobrigida, perfetta nel tratteggiare questa verace e prosperosa ragazza di campagna, che corre a piedi nudi sui sassi, e consacrata dopo questo film al ruolo di star; il trionfo del Vittorio De Sica attore, che in maniera superba e geniale tratteggia il suo maresciallo di mezz’età ancora piacente, ma comico nel suo gallismo; il trionfo di tante figurine deliziosamente riuscite, Virgilio Riento nei panni del parroco del paese, Tina Pica nel ruolo di “Caramella”, la governante del maresciallo, e Marisa Merlini nella parte della levatrice del paese.

Vittorio De Sica e Marisa Merlini in una scena del film
Vittorio De Sica e Marisa Merlini in una scena del film “Pane,amore e fantasia”. Il maresciallo e la levatrice a fine film si fidanzeranno, così come la “bersagliera” (la Lollo) e il timido carabiniere Stelluti (Roberto Risso).

I problemi sociali sono descritti con fiducia nel futuro, tanto da attenuarsi nel corso del film per dare spazio ad una spensierata commedia brillante, retta da un cast di elevato livello, tanto nelle parti principali che in quelle di contorno. Anche la trama stessa, così come è strutturata, è di grande presa sul pubblico: le storie d’amore a lieto fine tra la bella “bersagliera” e il timido carabiniere Stelluti ( interpretato da Roberto Risso) e tra il maresciallo e la bella levatrice Annarella ( interpretata meravigliosamente da Marisa Merlini), fecero sognare l’Italia intera, tra schermaglie amorose, dolcezze e tanto divertimento. Da poesia la scena in cui De Sica nel cuore della notte suona il leit-motiv del film “Sole lucente, sole dell’amore” e la Lollo amabilmente ne decanta i versi. Fu un momento magico, irripetibile per tutti. La pellicola ottenne numerosi riconoscimenti, aggiudicandosi “l’Orso d’argento”  al Festival del cinema di Berlino nel 1954, e Gina Lollobrigida vinse il “nastro d’argento” come miglior attrice protagonista di quella stessa stagione.

De Sica da applausi. Secondo capitolo della saga del Maresciallo dei Carabinieri. Un miliardo e mezzo di incassi: da urlo!

Addirittura, l’anno seguente, l’inevitabile seguito, “Pane, amore e gelosia” , fece ancora meglio, superando il miliardo e settecento milioni di lire di incasso: da record. La formula del film, il cast e l’atmosfera sono esattamente identici, come dice il proverbio “squadra che vince non si cambia”. Fu praticamente imposto dalla “Titanus” ad un esitante Comencini, ma talmente richiesto, a furor di popolo, dal successo eccezionale di pubblico del precedente lavoro, che inizia esattamente dove era finito l’altro, senza bisogno di riassumere o presentare i personaggi, tanto era stato visto e amato. Ancora sostenuto dall’umanissimo umorismo del maestro De Sica e dalla popolare avvenenza della Lollobrigida, il film offre, fra le pieghe della commedia di caratteri, un quadro dei sogni e delle realtà dell’Italia pre-boom economico, molto più efficace di tanto documentarismo sociologico.

Terzo episodio della saga. Sophia Loren sostituisce Gina Lollobrigida. Sempre in grande forma Vittorio De Sica. Altro strepitoso successo di pubblico.

Nel 1955 ritornano le avventure del “maresciallo Carotenuto Antonio”, con il film “Pane, amore e…”, ancora una volta a furor di popolo. Cambia il regista, da Luigi Comencini a Dino Risi; cambia l’ambientazione, dal piccolo paesino abruzzese alla splendida Sorrento; sostituita la Lollobrigida, con la prorompente presenza di Sophia Loren; ma non si può prescindere dalla presenza di De Sica, vero asse portante di questa serie filmica di successo. Ancora una volta gli incassi sono altissimi, leggermente superiori al miliardo di lire, tanto che per il terzo anno di fila un film della serie dei “Pane e amore” si conferma campione di incassi. Merito ancora una volta di Vittorio De Sica che continua amabilmente, con il suo “maresciallo” a prendere in giro l’irriducibile gallismo nazionale; ed anche della presenza di Sophia Loren, che sostituisce la Lollobrigida, sua mortale nemica nell’immaginario cinematografico nazionale. Con il suo spavaldo sex appeal e la sua fierezza popolaresca, l’attrice è indimenticabile con il vestito rosso mentre dimena i fianchi e mostra le sue generose scollature al ritmo di “Mambo italiano”. Da antologia, infatti, la scena in cui De Sica e la Loren ballano il mambo.

Sophia Loren, Mario Carotenuto, Tina Pica e Vittorio De Sica nel film
Sophia Loren, Mario Carotenuto, Tina Pica e Vittorio De Sica nel film “Pane,amore e…”(1955).

Fotografata in uno sgargiante Eastmancolor da Peppino Rotunno, la pellicola si aggiudicò la stagione successiva due “David di donatello”, per il miglior produttore a Marcello Girosi e per il miglior attore protagonista a Vittorio De Sica. Il grande maestro nel 1955 è al massimo della sua carriera artistica, ormai osannato come un mito, ha già vinto due dei quattro “premi Oscar” della sua carriera e interpreta stabilmente sette/otto film all’anno. D’altronde Vittorio De Sica è indiscutibilmente ad oggi, l’attore italiano più famoso al mondo e quello che ha ottenuto più riconoscimenti nazionali ed internazionali, un caposaldo indiscutibile della cultura del nostro paese, ed una delle personalità più importanti di tutto il ‘900. Tornando al film, in questo terzo episodio della serie, il maresciallo lasciata l’arma dei carabinieri, torna nella natìa Sorrento ( città peraltro amatissima dallo stesso De Sica, che nei periodi estivi era solito passarvi qui le vacanze e ritemprarsi dopo le fatiche artistiche) a capo dei vigili urbani, dovrà vedersela con Sofia detta “la smargiassa” (la Loren) che ha occupato la sua casa, ma alla fine, sulle note della “preghiera di una vergine” , cadrà tra le braccia della pia zitella, ma piacente, Donna Violante, una deliziosa Lea Padovani, che lo aveva ospitato nella sua villa, in attesa che la situazione della casa si risolvesse. In verità al fianco di De Sica, dell’originario cast, rimase anche la grande Tina Pica, ancora una volta nel ruolo della governante del maresciallo, mentre new entry nel cast, oltre a Lea Padovani,  è anche Mario Carotenuto, nei panni di Don Matteo, il fratello prete del maresciallo. Azzeccatissima, comunque, l’idea di ripartire quasi da zero e di affidare la regia ad un altro grande regista in erba come Dino Risi, che farà la storia della nascente commedia all’italiana

Vittorio De Sica e Lea Padovani nell'ultima esilarante scena del film
Vittorio De Sica e Lea Padovani nell’ultima esilarante scena del film “Pane, amore e…”, quella della dichiarazione d’amore del maresciallo. Due leggende del nostro cinema.

L’ultimo film della serie è, infine, “Pane, amore e Andalusia” del 1957, che vede rimanere della formazione storica il solo De Sica, ripiegato nella coazione a ripetere di una struttura narrativa troppo stantìa e coadiuvato con simpatia e onesto mestiere dall’altrettanto grande Peppino De Filippo. Il film, rientra nell’ambito di una co-produzione italo-spagnola, ed ecco spiegato l’esotismo dell’Andalusia, del titolo. Gli incassi, anche se in calo rimangono elevati, mentre la commedia all’italiana è ormai alle porte, e con essa i mutati gusti del pubblico. Rimane, comunque, un niente affatto spregevole ultimo capitolo delle avventure del maresciallo dei carabinieri, stavolta in trasferta addirittura in Spagna. Ma il cinema si sta evolvendo, gli anni ’60 sono quasi arrivati, e l’anno dopo un altro film epocale come “I soliti ignoti” segnerà un epoca e spazzerà via, come peraltro fatto da “Pane, amore e fantasia” cinque anni prima, tutto il cinema precedente al capolavoro “monicelliano”.

Domenico Palattella

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